Quando le barche erano ancora disegnate a mano anziché tramite un software, Alessandro Vismara era già una delle più promettenti matite d’Italia. Le linee che ha tracciato, prima su carta e dopo in codice binario, hanno segnato gli ultimi 35 anni del diporto in mediterraneo. A vela e a motore. Dai 25’ ai 120’. Barche per la regata o, come più spesso ama concepire, per la crociera veloce di un armatore che non disdegna di regatare ad alto livello. Molti di questi yacht sono diventati iconici, hanno segnato una cuspide: c’è un prima e un dopo di loro. Qualche nome in ordine sparso: Kiribilli, Antonisa, Go Fast Guaglione, GenMar, Querida, Junoplano, Ganzuria, Aledoa, Mattone, Ops 5, K9, Stig, Ghibellina, Supernikka…

Nab 12.50 Alessandro Vismara

Il Nab 12.50 disegnato da Alessandro Vismara.

Alessandro Vismara, si è dedicato ai primi due progetti del cantiere Nabys. Si è occupato dell’architettura navale del Nab 10 e ha disegnato, insieme a Massimo Sabatini, il Nab 12.50. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qual è l’anima del modello più grande.

 

Alessandro Vismara: «Rispetto al 10 metri, il Nab 12.50 è più performante. Ha un’impostazione più offshore racing. Come geometrie si rifà al Vismara Verdier 69 Nacira. L’albero è spostato verso poppa. Ha un piano velico con tanta prua libera, così è agevole armare tre vele: un genoa a minima sovrapposizione, una trinchetta e un gennaker, un A0 o Code 0 sul bompresso. È un fast cruiser ad alte prestazioni per regate offshore. Idealmente si colloca tra un racer come un IRC 50 e un cruiser oceanico come il Pogo 50. Ha interni open space e simmetrici.

Per agevolare la sua impostazione da regate lunghe, ha la carena più dedita alla planata. Non è una barca da bastoni, non nasce per la bolina stretta. Le appendici sono quindi lunghe e sottili non per fare angolo, ma per favorire la velocità. Di conseguenza il piano velico è appoppato per dare stabilità alle portanti e rendere meno faticosa la navigazione. Il Nab 12.50 ha il dna da ocean runner».

Perché il Nab 12.50 di Alessandro Vismara è differente?

«Questo progetto nasce con la volontà di differenziarsi dalle pur belle, e buone, barche che si vedono in giro. La tecnologia del legno con la fibra di lino e rinforzi in carbonio consente di costruire una barca più leggera di una di vetroresina. Persino più economica di una in composito di qualità costruttiva paragonabile. Non ci sono stampi e gli investimenti industriali relativi. Gli appassionati con qualche primavera in più si ricorderanno di quante barche in west system sono state varate negli anni passati. Già allora il prezzo era concorrenziale perché oltre a non esserci gli stampi non servivano neanche le stuccature, i controsoffitti, le pannellature…»

Siamo abituati alla vetroresina in barca tanto da sentirla più… naturale?

«Sono fiducioso che la gente capisca che serve tornare alla bellezza dei materiali per quello che sono», si augura Alessandro Vismara, che continua, «Non solo per un discorso di ecologia. Ma anche perché i materiali naturali sono belli e possono essere lasciati a vista senza dover spendere in belletti che coprono le sbavature della vetroresina. Si tratta allo stesso tempo di una sfida industriale. Un nuovo modo di pensare e costruire barche. Progettazione e strutture riportati all’avanguardia con materiali considerati obsoleti per le loro caratteristiche strutturali. Se usati in modo utile, per realizzare la struttura e soddisfare l’estetica abbiamo un oggetto che è immortale. Sia per la sua lavorazione a vista, come accade sempre nel legno, sia per la sua funzionalità. Quest’ultima ulteriormente incrementata da accorgimenti moderni come la resina epossidica e la fibra di lino. Ripeto, si hanno costi più bassi per obiettivi prestazionali simili».

Come riportare in barca la qualità della progettazione e dell’artigianato?

«L’armatore che sceglie Nabys vuole un dna diverso nel prodotto. Perché ha visto qualcosa di più. Ha seguito un percorso culturale diverso. Magari non ha chiaro perché o come raggiungere la sua barca ideale, ma sa come deve essere. Alla base c’è l’equazione della leggerezza. Una barca deve essere leggera nel senso che non deve assorbire più energia dall’ambiente di quella che le serve per muoversi. Il processo costruttivo dei Nab va in questo verso. Se non butti i soldi negli stampi, nei belletti… nel superfluo e se hai una struttura cantieristica leggera, i soldi li metti nella barca: costruisci una barca più leggera e meno costosa. Vai più spesso a vela, anche quando c’è poca aria. E diventa persino sensato, anche economicamente, metterci un motore elettrico invece del diesel».

Più adatta significa più naturale?

Conclude Alessandro Vismara: «Con questo sistema costruttivo, senza stampi, la barca si adatta molto più facilmente alle necessità personali. Si può studiare la barca per dove ci vai, per come ci vai… è più facile capire quali batterie ti servono per range e consumi abituali. Hai una barca più efficiente che ha bisogno di meno energia per darti ciò che vuoi. Non possiamo continuare a essere così affamati di risorse. Bisogna rientrare nei ritmi del mondo, lo spreco, l’eccesso, la fretta non fanno parte della natura. Il tempo è proporzionale a far bene le cose».

Nab 12.50 Nabys Alessandro Vismara

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